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La Storia dei castelli

Chi è salito sulla spettacolare terrazza Bellaguardia del Castello di Giulietta , a 250 m. slm. godendo della vista mozzafiato a 360 gradi, può senza dubbio immaginare che anche in epoca romana, si sia ritenuto di costruire qui delle torri di avvistamento. Tuttavia, le prime fonti storiche disponibili che trattano delle due fortezze, sono dei dintorni dell’anno mille.

Questa posizione strategica tra Vicenza e Verona, il nord e il sud del vicentino, è stata il bene e il male del territorio di Montecchio Maggiore perché luogo molto ambito e dunque conteso da numerose famiglie come i Bongiudei, i Pilei, gli Scaligeri, gli Ezzelini, i Visconti …

Ma partiamo dal 1311 quando Montecchio, con Vicenza, “entra nell’interesse” degli Scaligeri e con Cangrande II della Scala, tra il 1354-1356, si mette mano alle precedenti costruzioni che assumono così l’attuale fisionomia.

“fece inoltre Cangrande II dà fondamenti edificare nel Territorio Vicentino i Castelli di Montecchio Maggiore e nell’uno e nell’altro pose a guardia un buon numero di Fanti, l’anno seguente egli, per le grandissime spese per lui fatte, impose un gravoso taglione alle città di Verona e Vicenza e accrebbe assaissimo i dazi; e inoltre per ogni campo d’ambedue i Distretti esigeva 4 soldi. E ciò continuò in tutti gli anni della sua vita”. (A.Castellini, Storia di Vicenza Libro XIII p.78).

E’ nel 1300 infatti che il conte Luigi da Porto (Vicenza 1485-1529) vi ambienta, forse ispirato da precedenti scritti, la storia tragica di due nobili amanti e li battezza con il nome di Giulietta Cappelletti e Romeo Montecchi che poi diventeranno immortali grazie all’intervento magistrale di William Shakespeare. L’intervento del drammaturgo inglese sviluppa il racconto del Da Porto, quasi sicuramente biografico, con gli stessi ingredienti: rivalità delle famiglie, festa di carnevale teatro dell’incontro, duelli, veleno e morte, con una piccola variazione nel cognome di Giulietta, foss’anche dovuto a manoscritti e traduzioni venuti in suo possesso.

Sembra infatti che Shakespeare non abbia mai viaggiato da queste parti né a Verona.

Dopo Cangrande, i Castelli passano quindi sotto la dominazione dei Visconti di Milano e nel 1404 sotto la “protezione” della Serenissima Repubblica di Venezia.

Nel 1514, Lega di Cambrai, Bartolomeo d’Alviano a capo delle truppe venete in ripiegamento tenta l’ennesima distruzione affinchè… “non cadessero in mano ai nemici”.

“Gieronimo Marola da Vicenza con molti compagni per nome de San Marco bruxa el Castello de Brendola er quello de Montecchio Mazore perchè né Spagnoli né Tedeschi non ghe possa stare né abitar dentro” (dal vol. Montecchio Maggiore, un colle due castelli).

Nel 1536 i Rettori di Vicenza emanano una sentenza confiscando i manufatti a favore della Camera Fiscale del Magnifico Dominio Veneto quindi successivamente, nel 1600, li concede in affitto al Comune di Montecchio che nel 1742 riesce a comprarli per 200 ducati. Nei secoli successivi l’interesse militare viene scemando e si registrano solo transiti di truppe comprese quelle napoleoniche. I due Castelli come le grotte sotterranee da cui si è estratta la pietra bianca di Vicenza, assumono diverse funzioni da rifugio della popolazione durante i bombardamenti a fungaie ipogee prima di assumere quello definitivo di interesse turistico.

Un vero importante progetto di ricostruzione inizia, infatti, solo nel 1937 grazie all’Ente provinciale per il turismo che, per quanto riguarda il Castello di Giulietta, si conclude nel 1939 con una imponente inaugurazione mentre per quello di Romeo si attenderà ancora qualche anno, ma da quel momento vengono battezzati in maniera definitiva come I Castelli di Giulietta e Romeo suffragando diverse motivazioni e origini e fra tutte quella più romantica che si rifà al Da Porto mentre scrive la novella dei due giovani amanti, intorno al 1520 dal buen retiro di Montorso, ammirando i due imponenti manieri.

Dal testo del 1939 dell’Ente Provinciale per il Turismo di Vicenza:

…L’Ente confida che l’opera felicemente intrapresa nel 1937 dall’Ing. Giuseppe De Luca, sarà l’aiuto delle superiori Autorità condotta alla fine, perché le celebri rocche ritornino ad essere la meta dei turisti di tutto il mondo, alla ricerca di Giulietta e Romeo, i soavi amanti, creati dalla fantasia del conte, guerriero e letterato Luigi da Porto, vicentino, che fu l’ispiratore di Guglielmo Shakespeare. Genio italiano per il più bell’amore di tutti i secoli.

I Castelli di Montecchio Maggiore, come l’amore di Giulietta e Romeo, seppur travolti da vicende tragiche, continuano a vivere.

Montecchio-Maggiore-foto-storica_X1C5611 Romeo e Giulietta - Matteo Zandonà e Anna Farinello -THEAMA

 

 

 

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